Pierpaolo si presenta...

E’ nato a Mesagne (Br) il 5 luglio 1972, è sposato dal 2001 con Giusy e completano la famiglia due figlie , Elisabetta e Sofia.

Dopo le Scuole dell’obbligo si dedica a quella che era l’attività paterna ; l’Agente di Viaggi. Nel 1989 consegue l’abilitazione presso il Compartimento di Bari delle Ferrovie dello Stato e inizia a collaborare come impiegato d’ordine nell’Agenzia Viaggiatori FS di Mesagne.

Nel tempo libero è impegnato nel volontariato sociale e nella Parrocchia.

Nel 1990 svolge come Obiettore di Coscienza il Servizio civile presso la Caritas Diocesana di Oria e collabora nel 1991 a gestire l’emergenza Albanesi, a livello Diocesano sotto la guida dell’allora Presidente Nazionale della Caritas e Vescovo di Oria Mons. Armando Franco e a livello Regionale con il Collegamento Regionale Caritas.

Dal 1991 al 1993 frequenta come Uditore l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Oria, sede periferica dell’Università Pontificia della Santa Croce di Roma.

Con la fine del Servizio civile non si ferma al sua voglia di impegnarsi nel sociale. Nella comunità parrocchiale continua con l’animazione dei gruppi giovanili e milita per qualche anno nell’Azione Cattolica Giovani sia a livello parrocchiale che Diocesano.

Nel febbraio del 1993 prende la titolarità dell’Agenzia Viaggi di Latiano. L’impegno e la passione per le giovani generazioni fanno si che nel 1997 fonda l’Associazione Mediterranea che opera nel settore sportivo fino al 2000 per poi aprirsi agli altri settori.

Dal 2002 al giugno del 2006 guida come Priore l’Arciconfraternita del SS. Rosario in Latiano;

Presiede, inoltre, il Comitato Festeggiamenti in onore della Patrona della Città di Latiano "S. Margherita" nel triennio 2006 /2008.

Nel giugno 2008 prende la qualifica di Agente di Commercio presso la CCIAA di Brindisi.

Dal Giugno 2008 a Settembre 2015 lavora come socio lavoratore nella Cooperativa sociale "Il Melograno" di Ceglie M. (Br) che si occupa di due settori in particolare: l’infanzia e l’immigrazione.

Collabora negli anni 2001/2009 con la Curia Diocesana di Oria presso l’Ufficio problemi sociali e lavoro – Centro Servizi del Progetto Policoro e Ufficio Migrantes .

dal 2008 a Maggio 2010 fa esperienza Sindacale nella CISL Funzione Pubblica.

Dal 2009 al 2015 aderisce al M.L.A.C. Movimento Lavoratori di Azione Cattolica. Entra a far parte del Consiglio Diocesano di Ac di Oria per la promozione e la nascita del Movimento in Diocesi.

Nel 2010 costituisce l'Associazione di Volontariato "Karibuni", che si occupa di Cultura, arte, turismo, politiche sociali e diritti civili. Dal 2018, Karibuni diviene Delegazione locale dell' Ente Nazionale Attività Culturali.

Dal 2013 al 2015 è Responsabile della Delegazione di Latiano del CSV POIESIS (che rappresenta le associazioni di volontariato del territorio).

Da Aprile 2016 a Maggio 2018 ha ricoperto l'incarico di Presidente della Consulta per i Servizi Sociali e Pari Opportunità del Comune di Latiano.

Da Aprile 2017 collabora con l'azienda "Theotokos" articoli religiosi di Latiano.

Dal 2019 segue un percorso di studi in comunicazione e in social media marketing.

Dal 2020 è Delegato Provinciale di Brindisi dell’ Ente Nazionale Attività Culturali e Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale ETS “Gruppo Storico Città di Latiano.

(per contatti : ppdibello@gmail.com)

domenica 14 gennaio 2018

IL VATICANISTA MIMMO MUOLO A LATIANO IL 7 FEBBRAIO PER PRESENTARE IL SUO ULTIMO LAVORO

Pubblico un articolo di Famiglia Cristiana per presentare il prossimo ospite di Theotokos.




Risultati immagini per mimmo muolo l'enciclica dei gestiMIMMO MUOLO

Parole, parole, parole... soltanto parole? Grazie a Dio no, almeno non nella Chiesa cattolica. L’amore di Dio non ce lo rivelano solo le parole di Gesù, ma anche le sue azioni: pranzare con i peccatori, lavare i piedi, lasciarsi toccare. Come proprio motto, papa Francesco ha scelto non una parola, ma un gesto di Gesù: «Fissatolo, lo amò». Mimmo Muolo, giornalista di Avvenire, ha deciso di andare a fondo della questione con il suo ultimo libro L’enciclica dei gesti di papa Francesco (Paoline).
 Il magistero di un Papa non si esprime soprattutto con le parole?
«Faccio il vaticanista dal 1991 e in 26 anni mi avevano insegnato a pensare che il magistero di un Papa vive soprattutto di documenti, cioè di parole. Il gesto era accessorio, si iscriveva nella simpatia personale. Oggi però, con Francesco, il gesto ha un peso diverso. Con i suoi gesti, fa magistero, scrive un’enciclica pratica, per usare un’intuizione di suor Maria Antonia Chinello, che nel libro ho voluto approfondire».
Già Paolo VI intuì che servivano più testimoni che maestri...
«Credo che papa Francesco abbia portato a compimento un particolare percorso, che ha coinvolto Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e papa Albino Luciani. Fino a Giovanni Paolo II, che in ventisei anni di pontificato ci ha abituato ai gesti. E che, nei suoi ultimi giorni, batteva il pugno sul leggio se faticava a parlare. Qual è la differenza rispetto a Francesco? Lo ha osservato padre Antonio Spadaro: se in Giovanni Paolo II dalla parola fioriva il gesto, in Francesco abbiamo la dinamica contraria. Dal gesto nascono le parole».
Francesco è un Papa “social”?
«Sì, è il primo vero Papa dell’era social. Quando si trova con le grandi masse, cerca sempre l’incontro personale... raramente “guarda” tutta la folla, il movimento della sua testa è verso il singolo che individua e saluta. È un Papa “a tu per tu”».
Anche con i giornalisti sui voli papali Francesco usa il “tu”?
«Sì, lo fa con tutti i giornalisti che incontra. E quando risponde alle domande, lo fa guardandoti. Quando gli ho fatto la domanda sull’autenticità delle apparizioni di Medjugorje, mi ha dato una risposta di oltre 10-15 minuti, guardandomi per tutto il tempo. Non parla genericamente: dialoga con te».
In questo è diverso rispetto agli altri Papi?
«Nei primi viaggi Giovanni Paolo II passava posto per posto. Gli facevi la domanda, dava la risposta, e poi noi giornalisti le condividevamo. Con l’avanzare degli anni, si decise che i giornalisti avrebbero fatto le domande dal posto, un po’ come ora. Benedetto XVI si faceva mandare le domande, che venivano raggruppate in quattro-cinque quesiti. Padre Lombardi li leggeva e Benedetto gli rispondeva. Francesco ha fuso queste prassi. Nel volo di andata passa poltrona per poltrona a salutare i vari giornalisti: si scambiano doni, firme e parole amichevoli. Sul volo di ritorno, c’è un’intervista collettiva con “domande senza rete”».
«Dobbiamo essere normali», ha detto durante un volo. Desacralizzazione del papato o sacralizzazione del quotidiano?
«La seconda ipotesi, anche se parlerei di “valorizzazione” del quotidiano. Francesco pare vivere in un edificio a vetri, non perché le giornate degli altri Papi fossero diverse, ma perché ha abbattuto quei filtri che ci facevano immaginare chissà cosa. L’esplosione dei mass media ha portato nella società altri tipi di esigenze, e lui lo ha capito. Così ci fa rivalutare il quotidiano: alla fine, è lì che si diventa santi».
A proposito di gesti quotidiani, c’è il suo rapporto con i poveri, che raccomanda di «toccare».
«Il suo è un rapporto preferenziale con tutti i poveri, non solo materiali, ma anche in senso spirituale. Francesco però non lo fa in chiave sociologica... non è un Che Guevara della Chiesa cattolica! No, lo fa perché teologicamente i poveri sono la carne di Cristo. Ce lo ha ricordato fin dai primi giorni del suo pontificato. Ecco perché dico che i suoi gesti tracciano un’enciclica. Pensiamo alle lavande dei piedi il Giovedì Santo, quando esce da San Pietro e si spoglia di se stesso. In ogni ultimo che tocca, Francesco mette in atto la pagina del Vangelo sul giudizio universale: “Signore, quando ti abbiamo visto povero, nudo, affamato, in carcere?”».
Quale, tra i suoi gesti, l’ha toccata di più?
«23 aprile 2016, Giubileo dei ragazzi: i sacerdoti stanno confessando i giovani in Piazza San Pietro e a sorpresa si presenta anche il Papa, con una stola viola ordinaria, e si siede su un’ordinaria sedia di plastica. Espressione della misericordia. Alla stregua di tutti gli altri. Ci sono due sorrisi, quello del Papa e quello del ragazzo: la gioia del Vangelo e del perdono ritrovato. Chi ha sorriso all’altro per primo? Chissà! È come vedere Coppi e Bartali che si passano la borraccia. Ed è un gesto inserito nell’indizione di un Giubileo straordinario della misericordia che, di simili gesti, ne ha contenuti infiniti altri».

IL LIBRO. 4 TIPI DI GESTI

Nel volume L’ enciclica dei gesti di papa Francesco (Paoline, 20 euro) Muolo divide i gesti di Francesco in quattro categorie:
- della quotidianità, che ci fanno capire che il Papa è uno di noi;
- della carità e misericordia, per esempio le visite in luoghi di sofferenza;
- i gesti pastorali classici come l’apertura dell’Anno della misericordia;
- della comunicazione: le numerose interviste, il linguaggio creativo, i selfie con i giovani, l’uso dei social.

RASSEGNA "THEOTOKOS" INCONTRO CON L'AUTORE AI NASTRI DI PARTENZA

Si aprirà ufficialmente Sabato 9 dicembre presso la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria della Neve la rassegna sull’editoria religiosa organizzata da THEOTOKOS, nuova realtà nata nella scorsa primavera dall’idea di Giusy Baldari e Pierpaolo Di Bello. “Theotokos” (in greco Θεοτόκος, Theotókos; in latino Deipara o Dei genetrix) è un titolo della Beata Vergine Maria. Letteralmente significa “colei che genera Dio”, e spesso viene reso in italiano con Madre di Dio), nasce da un’idea progettuale di commercio al dettaglio di Articoli , Arredi e libri religiosi, paramenti e arredi sacri, idee regalo e in particolar modo la commercializzazione di articoli e bomboniere in ceramica artigianale, prodotto che ha caratterizzato nei secoli la civiltà pugliese nelle sue varie forme. Ma come puntualizza Giusy Baldari, titolare della nuova realtà, – “Theotokos non vuole essere semplicemente mero commercio, ma vuole divenire punto di aggregazione culturale e di riflessione spirituale”. –  Ed è con questa finalità che è stata ideata questa rassegna sull’editoria religiosa.
Aprirà la rassegna il Prof. Don Luigi Maria Epicoco. (Mesagne, 21 ottobre 1980) è un presbitero, teologo e scrittore italiano. Sacerdote dell’arcidiocesi dell’Aquila, scrittore di libri e articoli scientifici di carattere filosofico e teologico. Ha una cattedra in filosofia alla Pontificia Università Lateranense e all’ISSR Fides et ratio dell’Aquila. Direttore della residenza universitaria San Carlo Borromeo all’Aquila e parroco della parrocchia universitaria San Giuseppe Artigiano, dove ha vissuto la tragica vicenda del terremoto occupandosi in prima linea della ricostruzione per l’arcidiocesi. Comunicatore in diverse trasmissioni sia in radio sia in televisione in particolare Radio Vaticana, Telepace, TV2000, Rai2, Rai Radio 2. Nel web è attivo nei social e in diversi blog. Nel 2016 ha curato il commento al Vangelo della rivista Credere Edizioni San Paolo. Membro Cavaliere della Luce. Ha costituito una fraternità con gli studenti universitari che segue. Da novembre 2017 è nato il progetto editoriale di un nuovo messalino edito da Edizioni San Paolo a cura di don Luigi Maria Epicoco. Nell’ottobre 2017 l’uscita del suo ultimo lavoro “ Sale, non miele”.
IL LIBRO “SALE, NON MIELE Per una Fede che brucia” Ed. San Paolo – Sale, non miele. Farsi santi in un mondo che «scambia»: «Una cristianità non si nutre di marmellata più di quanto se ne nutra un uomo. Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale Ora, il nostro povero mondo rassomiglia al vecchio padre Giobbe, pieno di piaghe e di ulcere, sul suo letame Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia Ma le impedisce anche di marcire» (George Bernanos, Il diario di un curato di campagna). Prendendo spunto da questa cruda ma realistica affermazione di Bernanos, don Luigi Maria Epicoco accompagna il lettore in un vero e proprio ripensamento delle potenzialità della vita cristiana, partendo dalla contestazione di una certa visione “buonista” della fede e ricordandoci che la vita del credente non dipende da nessuna legge che non sia quella della Carità di Cristo a noi donata nel Battesimo.
Appuntamento quindi a SABATO 9 DICEMBRE in Chiesa Madre alle ore 18.00, dove don Luigi presiederà la Celebrazione Eucaristica. Al termine presenterà il suo nuovo libro. Successivamente presso “Theotokos” incontrerà per firme/dediche i lettori.

mercoledì 4 maggio 2016

opportunità formative...


L'Associazione Napolinmente organizza il Seminario "Cosa vogliono dirci i bambini - interpretazione del disegno infantile"

DOCENTE
D.ssa Simona D'Agostino
Pedagogista - esperta in dinamiche familiari

DESTINATARI
Pedagogisti, psicologi, educatori, consulenti familiari, assistenti sociali, studenti e genitori interessati a comprendere e interpretare i messaggi che sono contenuti nei disegni dei bambini

Capita spesso che i bambini, soprattutto se molto piccoli, non riescano ad esprimere verbalmente i propri stati d’animo, le gioie e le sofferenze proprie dell’età o causate da fattori esterni.
Il seminario si propone di approfondire lo studio del disegno infantile nelle varie fasi evolutive, da un punto di vista psicologico, educativo e dello sviluppo cognitivo, favorendo, così, una migliore comprensione dello stato emozionale e psichico del bambino, di eventuali disagi vissuti nell’ambito familiare, scolastico e sociale, attraverso il gesto grafico. Il seminario si propone, altresì, di favorire la conoscenza dei principali test “carta e matita”, particolarmente significativi dell’età evolutiva e le principali tecniche interpretative del disegno infantile

PROGRAMMA
• I test proiettivi
• Lo scarabocchio
Evoluzione motoria

• L’albero
• L’evoluzione nella prima infanzia
• Le parti dell’albero

• La casa
• Evoluzione del disegno della casa
• I particolari

• La figura umana
• Dimensioni
• Differenze
• Regole di somministrazione
• Le varie parti della figura umana

• La famiglia
• Indici per l’interpretazione

Via Castello n.5, Mesagne (Brindisi)

info: carmela.galeone@libero.it

sabato 27 febbraio 2016

Buona Pasqua con don Tonino !

Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l'ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.
Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi. E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro, una intensa nostalgia di rinnovamento, che si traduca in fiducioso impegno a camminare nella storia.
Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com' è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. È il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare.
Ripetici, insomma, che non c'è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c'è peccato che non trovi redenzione. Non c'è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell'alleluia pasquale.
Santa Maria, donna del Sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all'incontro col tuo figlio Risorto. Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull'erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d'amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d'un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?
Madre dolcissima, prepara anche noi all'appuntamento con lui. Destaci l'impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti. Perché qui le ore non passano mai.

Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni, ed. San Paolo

sabato 17 ottobre 2015

riprende "è più bello insieme"

E’ ripreso i primi giorni di ottobre il  progetto “è piu bello insieme” promosso dall’associazione di volontariato latianese “Karibuni” che opera nel territorio da oltre 5 anni sui problemi di solidarietà sociale , diritti civili e immigrazione e finanziato con fondi dell’8 x1000 della Chiesa Valdese.


Nel 1993 il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha deciso di avvalersi della norma di legge che consente a una confessione religiosa riconosciuta dallo Stato ai sensi di un'Intesa (articolo 8 della Costituzione) di accedere alla riscossione di una quota del gettito dell'otto per Mille dell'IRPEF.
Nel prendere questa decisione il Sinodo ha fissato anche alcuni criteri guida. In particolare ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto – ad esempio per finanziare le attività religiose e spirituali della Chiesa, la costruzione di locali di culto o per mantenimento dei pastori - ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.
Il Sinodo ha inoltre deliberato che una quota corrispondente al 50% dell'importo totale dei fondi ricevuti dal sistema dell'Otto per Mille sia devoluta a sostegno di progetti nei Paesi in via di sviluppo da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici.

Nel 2015 l’associazione Karibuni ha avuto approvato uno dei suoi progetti sociali a ricaduta diretta sul territorio.
“E’ piu bello insieme, doposcuola gratuito rivolto a 10 bambini della scuola primaria, è nato dall’esigenza di molte famiglie meno abbienti di non potersi permettere un servizio di doposcuola .
La finalità del progetto è quella di creare uno spazio per i bambini che garantisce: un’opportunità educativa; un luogo di studio: tra il “fare i compiti” e “l’insegnare a studiare”; un’opportunità di socializzazione tra pari.
 “ Il lavoro in “rete” premia sempre – commenta Pierpaolo Di Bello, presidente dell’Associazione – Quando si agisce in sinergia , Comune , privato e terzo settore si ottengono risultati straordinari.
 La Chiesa Valdese che ci ha permesso di  mettere a frutto il nostro progetto per i bambini, la Scuola G. Rosseau di Latiano con Laura Argentieri e Giuseppe De Fazio che nella sua sensibilità alle problematiche sociali ha messo a disposizione le sue aule,   L’ufficio  e l’ Assessorato ai Servizi Sociali e Pubblica Istruzione che con L’Assessore Maria Concetta Milone l’associazione si è costantemente interfacciata.

martedì 26 maggio 2015

AVVIO POSITIVO PER IL PROGETTO “E’ PIU BELLO INSIEME” DOPOSCUOLA PER BAMBINI DI SCUOLA PRIMARIA.

Latiano – Ha avuto un positivo riscontro l’esordio del progetto “è piu bello insieme” promosso dall’associazione di volontariato latianese “Karibuni” che opera nel territorio da oltre 5 anni sui problemi di solidarietà sociale , diritti civili e immigrazione e finanziato con fondi dell’8 x1000 della Chiesa Valdese.

Nel 1993 il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha deciso di avvalersi della norma di legge che consente a una confessione religiosa riconosciuta dallo Stato ai sensi di un'Intesa (articolo 8 della Costituzione) di accedere alla riscossione di una quota del gettito dell'otto per Mille dell'IRPEF.
Nel prendere questa decisione il Sinodo ha fissato anche alcuni criteri guida. In particolare ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto – ad esempio per finanziare le attività religiose e spirituali della Chiesa, la costruzione di locali di culto o per mantenimento dei pastori - ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.
Il Sinodo ha inoltre deliberato che una quota corrispondente al 50% dell'importo totale dei fondi ricevuti dal sistema dell'Otto per Mille sia devoluta a sostegno di progetti nei Paesi in via di sviluppo da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici.
Questo anno l’associazione Karibuni ha avuto approvato uno dei suoi progetti sociali a ricaduta diretta sul territorio.
“E’ piu bello insieme, doposcuola gratuito rivolto a 10 bambini della scuola primaria, è nato dall’esigenza di molte famiglie meno abbienti di non potersi permettere un servizio di doposcuola . la finalità del progetto è quella di creare uno spazio per i bambini che garantisce: un’opportunità educativa; un luogo di studio: tra il “fare i compiti” e “l’insegnare a studiare”; un’opportunità di socializzazione tra pari.
Il progetto avviato alla fine di marzo si interromperà di pari passo con le attività scolastiche , per poi riprendere con l’avvio della scuola a settembre.

“Vorrei ringraziare – commenta Pierpaolo Di Bello, presidente dell’Associazione – oltre che la Chiesa Valdese che ci ha permesso di  mettere a frutto il nostro progetto per i bambini, la Scuola G. Rosseau di Latiano che nella sua sensibilità alle problematiche sociali ha messo a disposizione le sue aule. Karibuni è sempre a lavoro con i suoi progettisti per recepire bandi e finanziamenti con ricaduta diretta sul territorio. Un aiuto concreto alle amministrazioni comunali e alla comunità proveniente dal Terzo Settore.
Il Welfare locale non è più una questione che riguarda solo il comune, (sempre con meno risorse)  ma la comunità nelle sue espressioni più ampie.
Si tratta solo di ascoltare la voce delle Organizzazioni di Volontariato , Cooperative Sociali presenti nel territorio comunale, rispolverare richieste e progetti che giacciono nei cassetti e lavorare INSIEME “compartecipando alla gestione del Walfare comunale!”


martedì 2 dicembre 2014

“Chiesa senza frontiere, Madre di tutti”

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE
DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2015
“Chiesa senza frontiere, Madre di tutti”



Cari fratelli e sorelle!
Gesù è «l’evangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 209). La sua sollecitudine, particolarmente verso i più vulnerabili ed emarginati, invita tutti a prendersi cura delle persone più fragili e a riconoscere il suo volto sofferente, soprattutto nelle vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù. Il Signore dice: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36). Missione della Chiesa, pellegrina sulla terra e madre di tutti, è perciò di amare Gesù Cristo, adorarlo e amarlo, particolarmente nei più poveri e abbandonati; tra di essi rientrano certamente i migranti ed i rifugiati, i quali cercano di lasciarsi alle spalle dure condizioni di vita e pericoli di ogni sorta. Pertanto, quest’anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ha per tema: Chiesa senza frontiere, madre di tutti.
In effetti, la Chiesa allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini e per annunciare a tutti che «Dio è amore» (1 Gv 4,8.16). Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù ha affidato ai discepoli la missione di essere suoi testimoni e di proclamare il Vangelo della gioia e della misericordia. Nel giorno di Pentecoste, con coraggio ed entusiasmo, essi sono usciti dal Cenacolo; la forza dello Spirito Santo ha prevalso su dubbi e incertezze e ha fatto sì che ciascuno comprendesse il loro annuncio nella propria lingua; così fin dall’inizio la Chiesa è madre dal cuore aperto sul mondo intero, senza frontiere. Quel mandato copre ormai due millenni di storia, ma già dai primi secoli l’annuncio missionario ha messo in luce la maternità universale della Chiesa, sviluppata poi negli scritti dei Padri e ripresa dal Concilio Ecumenico Vaticano II. I Padri conciliari hanno parlato di Ecclesia mater per spiegarne la natura. Essa infatti genera figli e figlie e «li incorpora e li avvolge con il proprio amore e con le proprie cure» (Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 14).
La Chiesa senza frontiere, madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare. Se vive effettivamente la sua maternità, la comunità cristiana nutre, orienta e indica la strada, accompagna con pazienza, si fa vicina nella preghiera e nelle opere di misericordia.
Oggi tutto questo assume un significato particolare. Infatti, in un’epoca di così vaste migrazioni, un gran numero di persone lascia i luoghi d’origine e intraprende il rischioso viaggio della speranza con un bagaglio pieno di desideri e di paure, alla ricerca di condizioni di vita più umane. Non di rado, però, questi movimenti migratori suscitano diffidenze e ostilità, anche nelle comunità ecclesiali, prima ancora che si conoscano le storie di vita, di persecuzione o di miseria delle persone coinvolte. In tal caso, sospetti e pregiudizi si pongono in conflitto con il comandamento biblico di accogliere con rispetto e solidarietà lo straniero bisognoso.
Da una parte si avverte nel sacrario della coscienza la chiamata a toccare la miseria umana e a mettere in pratica il comandamento dell’amore che Gesù ci ha lasciato quando si è identificato con lo straniero, con chi soffre, con tutte le vittime innocenti di violenze e sfruttamento. Dall’altra, però, a causa della debolezza della nostra natura, «sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 270).
Il coraggio della fede, della speranza e della carità permette di ridurre le distanze che separano dai drammi umani. Gesù Cristo è sempre in attesa di essere riconosciuto nei migranti e nei rifugiati, nei profughi e negli esuli, e anche in questo modo ci chiama a condividere le risorse, talvolta a rinunciare a qualcosa del nostro acquisito benessere. Lo ricordava il Papa Paolo VI, dicendo che «i più favoriti devono rinunciare ad alcuni dei loro diritti per mettere con maggiore liberalità i loro beni al servizio degli altri»(Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 23).
Del resto, il carattere multiculturale delle società odierne incoraggia la Chiesa ad assumersi nuovi impegni di solidarietà, di comunione e di evangelizzazione. I movimenti migratori, infatti, sollecitano ad approfondire e a rafforzare i valori necessari a garantire la convivenza armonica tra persone e culture. A tal fine non può bastare la semplice tolleranza, che apre la strada al rispetto delle diversità e avvia percorsi di condivisione tra persone di origini e culture differenti. Qui si innesta la vocazione della Chiesa a superare le frontiere e a favorire «il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione ... ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno» (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014).
I movimenti migratori hanno tuttavia assunto tali dimensioni che solo una sistematica e fattiva collaborazione che coinvolga gli Stati e le Organizzazioni internazionali può essere in grado di regolarli efficacemente e di gestirli. In effetti, le migrazioni interpellano tutti, non solo a causa dell’entità del fenomeno, ma anche «per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che sollevano, per le sfide drammatiche che pongono alle comunità nazionali e a quella internazionale» (Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, 29 giugno 2009, 62).
Nell’agenda internazionale trovano posto frequenti dibattiti sull’opportunità, sui metodi e sulle normative per affrontare il fenomeno delle migrazioni. Vi sono organismi e istituzioni, a livello internazionale, nazionale e locale, che mettono il loro lavoro e le loro energie al servizio di quanti cercano con l’emigrazione una vita migliore. Nonostante i loro generosi e lodevoli sforzi, è necessaria un’azione più incisiva ed efficace, che si avvalga di una rete universale di collaborazione, fondata sulla tutela della dignità e della centralità di ogni persona umana. In tal modo, sarà più incisiva la lotta contro il vergognoso e criminale traffico di esseri umani, contro la violazione dei diritti fondamentali, contro tutte le forme di violenza, di sopraffazione e di riduzione in schiavitù. Lavorare insieme, però, richiede reciprocità e sinergia, con disponibilità e fiducia, ben sapendo che «nessun Paese può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno, che è così ampio da interessare ormai tutti i Continenti nel duplice movimento di immigrazione e di emigrazione» (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014).
Alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti. Nel medesimo tempo, occorre intensificare gli sforzi per creare le condizioni atte a garantire una progressiva diminuzione delle ragioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre e carestie, spesso l’una causa delle altre.
Alla solidarietà verso i migranti ed i rifugiati occorre unire il coraggio e la creatività necessarie a sviluppare a livello mondiale un ordine economico-finanziario più giusto ed equo insieme ad un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso.
Cari migranti e rifugiati! Voi avete un posto speciale nel cuore della Chiesa, e la aiutate ad allargare le dimensioni del suo cuore per manifestare la sua maternità verso l’intera famiglia umana. Non perdete la vostra fiducia e la vostra speranza! Pensiamo alla santa Famiglia esule in Egitto: come nel cuore materno della Vergine Maria e in quello premuroso di san Giuseppe si è conservata la fiducia che Dio mai abbandona, così in voi non manchi la medesima fiducia nel Signore. Vi affido alla loro protezione e a tutti imparto di cuore la Benedizione Apostolica.


Dal Vaticano, 3 settembre 2014

FRANCESCO